Passare dal concetto di leader all’idea di leadership, dalla ricerca dei talenti alla valorizzazione delle persone: Alberto De Biasi ci spiega gli obiettivi che guidano Awair.
Awair, società di consulenza specializzata in talent management e leadership development, si propone di cambiare alcuni paradigmi dietro a meccanismi consolidati nel mondo del lavoro e delle risorse umane. Ne abbiamo parlato con Alberto De Biasi, Learning and Leadership Executive Consultant di Awair, al margine dell’evento HR Meeting International.
Di cosa si occupa nello specifico Awair?
Awair si occupa di scoprire e valorizzare il talento (non i talenti), quindi ad aiutare le persone a individuarlo – talento proprio e, per chi ha ruoli manageriali, anche altrui – e a farlo fiorire. Il talento è semplicemente ciò che si sa fare meglio e che ci fa stare bene quando lo facciamo. Awair propone percorsi atti a scoprire qual è il talento di ogni persona e come allenarlo e migliorarlo. In un’azienda se un lavoratore svolge un compito per il quale ha talento, contribuirà maggiormente ai risultati aziendali e sarà felice nel farlo.
Cos’è l’arte del talento?
L’arte del talento è una visione del talento secondo prospettive non scontate o banali, che, a differenza di ciò che quasi chiunque ha da dire sul talento (in azienda e fuori) risultano ottimistiche e possibili. Nei nostri speech e interventi raccontiamo queste prospettive e aiutiamo le persone a lavorare su di sé o su altri utilizzandole. Il primo passaggio è la pratica deliberata (scelgo di fare una determinata cosa per migliorare la mia abilità a farla), poi c’è la chiamata (cioè, quando tanti segnali ci portano verso una certa direzione), la motivazione, quando sentiamo quel fuoco dentro che ci porta ad allenarci per migliorare, infine le relazioni, che ci consentono di crescere e di esprimere il nostro talento ai massimi livelli.
Quali caratteristiche deve avere oggi chi ricopre una posizione di leadership in un’azienda?
È una domanda che non amiamo, perché sottintende una retorica secondo cui esistono leader e non leader. Troviamo questa retorica stanca e da superare. La risposta breve è che non esistono leader ma esiste la leadership, e quante più persone la manifestano, meglio è per tutti. Dobbiamo uscire dal concetto di leader perché è un ostacolo alla crescita. La presenza di leader significa che ci sono poche persone che comandano e stanno in alto con privilegi mentre le altre non hanno privilegi ma nemmeno responsabilità. È uno status quo che va bene sia a chi comanda appunto perché comanda sia a chi non comanda perché non ha alcun tipo di responsabilità. La leadership si ha, invece, quando più persone hanno responsabilità e lavorano per cercare di continuare a crescere e migliorare.
In che modo valorizzare le diversità può aiutare ad attrarre talenti?
Collegandoci alle nostre prospettive sul talento, siccome crediamo fermamente che chiunque di noi possegga un talento ed è evidente che il mio non può essere uguale al suo, promuovere la diversità diventa indispensabile per uscire dagli assunti alla base della terza domanda che, secondo noi, sono conservativi e frenano lo sviluppo del talento. Valorizzare la diversità aiuta a creare quella leadership condivisa che porta a crescita e miglioramento diffusi. Quindi sì, la diversità attrae talenti perché il talento che sta là fuori pensa: “beh, qui potrei essere prezioso e dare un contributo a qualcosa di grande”, anziché ritenersi escluso in quanto non in linea con “le caratteristiche che deve avere un leader”.


