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Chiara Morando: un faro per trovare la giusta rotta nel mondo del lavoro

di Jessica Vengust
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Consulente di orientamento specializzata in bilancio delle competenze, revisione del curriculum vitae e affiancamento nella ricerca attiva di lavoro, la genovese Chiara Morando aiuta gli over 30 a cambiare rotta nel mare magnum del proprio percorso lavorativo.

 

Un approccio orientato all’ascolto e all’empatia per accompagnare le persone a ritrovare la luce del proprio faro professionale. Chiara Morando ci racconta come si svolge il suo lavoro.

Come nasce l’idea di Nuove Rotte, il progetto pensato per aiutare le persone a orientarsi nel complesso mondo del lavoro?

Nuove Rotte nasce nel 2018 a seguito del mio percorso di laurea in Risorse Umane, e delle successive mansioni svolte in ambito HR in differenti aziende. Dal 2015 al 2017 ho avuto la possibilità di fare diverse esperienze che mi hanno portata a comprendere meglio cosa significasse cercare lavoro. All’inizio, come neolaureata, mentre muovevo i primi passi in questo mondo, ho capito quanto fosse complessa la ricerca del lavoro quando non si conoscono ancora i giusti strumenti per orientarsi. Dopo, come recruiter, ho potuto constatare quanto non sia sempre facile valutare le risorse che, seppur valide, hanno poca dimestichezza nel sapersi presentare alle aziende, specialmente per chi non è più ai primi anni di carriera. Quando a metà del 2017 sono approdata nel mondo dell’orientamento professionale, ho capito il valore di aiutare le persone, specialmente adulte, a ridare spazio al proprio racconto. Mi sono resa conto di quanto questa sia sempre più una competenza fondamentale oggi per distinguersi dagli altri. Per anni si è pensato che l’orientamento fosse indirizzato unicamente all’ambito didattico per le scelte scolastiche e universitarie. Oggi, in un mercato del lavoro sempre più veloce e mutevole, sapersi destreggiare e cambiare rotta in itinere è diventato quasi imprescindibile per tutti, indipendentemente dai settori. Il percorso lavorativo nella stessa azienda per tutta la vita non esiste quasi più! Quello che faccio è quindi cercare di aiutare le persone a capire come dar valore al proprio percorso, e fornire gli strumenti adatti per scegliere consapevolmente la nuova strada lavorativa da intraprendere prima che diventi un’urgenza farlo.

Quali sono stati i passi chiave nel suo percorso formativo e professionale?

Partirei con la laurea triennale in Pedagogia, che è stata una base importante per tutto il lavoro di formazione degli adulti che svolgo oggi. Sicuramente ha poi giocato un ruolo importante la laurea specialistica in Risorse Umane conseguita all’Università degli Studi di Milano Bicocca, che mi ha fatta appassionare al mondo del lavoro e mi hai insegnato ad usare i primi “strumenti del mestiere”. Ma più di tutto è stato illuminante comprendere quanto sia indispensabile, in un ambito come il mio, continuare ad aggiornarsi su tutti i fronti: formativo, economico, politico e sociale. Non basta, infatti, avere passione per lavorare con le persone, è fondamentale capire l’importanza di avere più “lenti” per poter comprendere appieno la complessità che le circonda e saperle indirizzare al meglio. Sviluppare doti profondi di ascolto è essenziale per potersi conquistare la fiducia come mentore.

Nel post pandemia si è parlato molto di Grandi Dimissioni, spaesamento e voglia di cambiamenti professionali. Come aiuta i suoi clienti a trovare la strada giusta da percorrere?

Inizio sempre dal bilancio delle competenze. Accompagno cioè la persona, attraverso schede specifiche, a rileggere con il mio aiuto la propria storia formativa e professionale, partendo dalle scelte degli inizi. Le persone spesso rimangono stupite di quante cose possano emergere nel ripercorrere in maniera approfondita il proprio percorso: esperienze che hanno sempre dato per scontato e che non hanno magari mai saputo valorizzare al meglio sul CV, dubbi e paure che sono rimaste nascoste per anni, scelte passate prese non troppo consapevolmente, obiettivi raggiunti considerati banali. Fare luce, come un faro, è il primo passo per capire in maniera oggettiva e consapevole, quale direzione nuova dare al percorso in base al proprio punto di partenza e ai propri desiderata. Soltanto dopo aver definito un chiaro piano d’azione si sceglie su quali punti intervenire per ottimizzare i propri strumenti di comunicazione qualicurriculum vitae (CV), lettera di presentazione e profilo LinkedIn.

Come si affronta l’inclusione e la diversità in ambito HR? Quali iniziative a suo avviso sono efficaci per promuovere l’inclusione sul luogo di lavoro?

Credo fortemente che la sfida più importante di oggi per la funzione HR sia riuscire a conquistare un dialogo autentico con i propri collaboratori: ascoltarli, capirli, accogliere i punti di vista differenti e saperli incoraggiare con politiche volte alla fiducia, e non al mero controllo. Credo sia importante informare, rendere partecipi e includere con percorsi di formazione che vadano al di là delle specifiche linee tecniche, che riguardino magari temi trasversali, come la facilitazione del rientro dalla maternità per le dipendenti all’interno del tessuto organico complessivo. Far sentire, cioè, le persone connesse tra loro, ancora prima che lavoratori di un’unica squadra. Se ci dimentichiamo questo, ci dimentichiamo di come la persona possa dare il suo meglio nel ruolo che le è stato assegnato.

Quali sono le tecnologie emergenti che ritiene siano cruciali per il settore delle risorse umane? Come le ha implementate nella sua attività di consulenza?

Credo sia indispensabile iniziare a investire seriamente su sistemi che mettano in comunicazione le esigenze delle aziende con percorsi adeguati di formazione per colmare il gap di competenze che mancano, e le richieste/profili dei lavoratori. Al momento c’è ancora molta strada da fare in questa direzione. Riguardo alla mia attività, se si può definire ancora “emergente”, trovo su tutte cruciale la piattaforma di Google con i vari tools, specie per chi come me si trova a fare soprattutto consulenze da remoto.

Il suo profilo Instagram @nuoverotteorientamento ha più di 4.500 follower. Qual è il ruolo della comunicazione nel suo lavoro?

Con la pagina Instagram di Nuove Rotte mi impegno settimanalmente a creare almeno un contenuto di valore per dare consigli riguardanti il proprio cambiamento professionale. In questi anni ho spaziato su diversi argomenti grazie anche alla collaborazione di diverse professioniste. Sono nate ad esempio collaborazioni con psicologhe, esperte in comunicazione e marketing, avvocate e consulenti del lavoro, insegnanti di lingua inglese per il business, colleghe HR e coach. Ognuna ha dato uno spunto diverso, utile da integrare al complesso mondo dell’orientamento professionale, che non significa solamente saper rifare il CV. Trovo fondamentale lo scambio nelle storie sia per raccogliere idee e pareri della community, ma soprattutto per poter rispondere in maniera tempestiva a dubbi e domande che le persone incontrano nella propria strada.

C’è un esempio di una situazione critica o complessa che ha affrontato come HR e che dovrebbe raccontarci?

Una volta, a inizio carriera, mi sono trovata ad affrontare in azienda una manager che mi ha letteralmente “spezzato le ali” convinta che, in malapena due mesi di conoscenza, avesse visto abbastanza per dire che il mondo delle Risorse Umane non sarebbe mai stato il mio destino. Non le ho mai creduto, e ora ogni volta che ci ripenso cerco di supportare i miei clienti ad allontanarsi da situazioni e persone tossiche che possono incontrare nel loro ambiente di lavoro.

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Come vede il futuro delle Risorse Umane? Quali consigli ha per chi sta iniziando la carriera in questo ambito?

Il mondo delle Risorse Umane ha tantissime sfide davanti a sé. Innanzitutto lavorare sulla fiducia con i dipendenti e creare delle politiche davvero inclusive sotto molteplici punti di vista (genere ed età su tutti). Per chi inizia questa carriera suggerisco di avere una costante curiosità, non solo specifica del mestiere, ma nei confronti delle sfide che oggi riguardano tutti, cercando dunque di non fermarsi all’apparenza e di mettersi in ascolto, imparando a gestire un dialogo che possa guardare al benessere del lavoratore/della lavoratrice nel suo insieme.

 

Jessica Vengust

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