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Rivoluzionare la narrativa (e gli stereotipi) del lavoro turistico per attrarre persone

di Elisa Marasca
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Il settore dei viaggi può affrontare il cambiamento generazionale e far crescere nuovi talenti se tutte le parti coinvolte si impegnano ad andare oltre i luoghi comuni. Parola di CISET.


L’industria del turismo sta vivendo un cambiamento senza precedenti sul fronte del lavoro
: è una situazione complessa, cui il Covid ha fatto da innesco, ma che prende le mosse da molto più lontano. C’è una necessità crescente di risorse umane in un settore in costante sviluppo e da un approccio al lavoro in evoluzione. Un mutamento che coinvolge non solo il mercato del lavoro, ma anche i diversi livelli di formazione per il turismo. Ne hanno parlato Michele Tamma e Federica Montaguti, rispettivamente Presidente e Senior researcher di CISET (Centro Internazionale di Studi sull’Economia Turistica), in occasione del TTG Travel Experience, la manifestazione riminese dedicata al turismo di Italian Exhibition Group.

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L’incontro, intitolato “Assumere è davvero un’utopia? La formazione per il settore e i mutamenti in atto: adattarsi per rendere più forte l’industria”, si è focalizzato sulle difficoltà che il turismo ha vissuto a causa dell’emergenza sanitaria, e dei cambiamenti in corso in termini di profili professionali e di collocazione contrattuale. Per inquadrare lo scenario, innanzitutto secondo i dati CISET il turismo è uno dei settori italiani che ha subito una crescita costante negli ultimi anni, con risultati inferiori solo all’ICT e al Finance.

Il ‘problema’ della carenza di personale

Tuttavia, questa crescita non è stata accompagnata da un adeguato investimento in risorse umane. «Mentre la crisi generata dalla pandemia ha richiamato l’attenzione sulle sfide della domanda turistica, per noi è emerso che il problema principale riguarda la qualità e la quantità dell’offerta di risorse umane nel settore. La narrazione del turismo è tradizionalmente concentrata sulla misurazione degli arrivi e delle presenze stagionali, ma è giunto il momento di cambiare prospettiva», hanno avvertito i due esperti CISET. A cominciare dal ricambio generazionale.

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Photo: Pixabay / Branzer

«Il boom del turismo che ha avuto luogo negli anni ’50 e ’60 ha portato a una generazione di lavoratori che si avviano alla pensione, lasciando un vuoto sia in termini di personale che di stereotipi», hanno continuato Tamma e Montaguti. Un esempio? Molte persone giovani vedono il lavoro nel settore turistico come temporaneo, un’entrata mentre studiano. Tuttavia, l’incontro ha evidenziato che è possibile investire in una carriera nel turismo di livello superiore, e di lusso.

Il valore del lavoro nel turismo

L’analisi dei dati condotta dal CISET su dati del World Travel & Tourism Council rivela che quest’anno il rapporto tra richiesta di personale in Italia e disponibilità effettiva è in media del -15%. Si tratta principalmente di giovani impiegati nel settore turistico durante alcune stagioni dell’anno, quindi a tempo determinato e spesso part-time, anche se nel 2022 si è notato un incremento del full-time. Per i due esperti, tuttavia, la narrazione che i media fanno del turismo generalmente è superficiale e parziale, poiché tiene conto solamente di due stagioni (estate nelle località balneari e inverno in quelle sciistiche) e non di settori correlati all’Horeca, come gli eventi culturali e il business turistico.

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Photo: Unsplash / kate-townsend

Tamma ha evidenziato anche la questione terminologica nella presentazione delle statistiche da parte dei media italiani, che considerano la professione di cameriere, ad esempio, poco qualificata rispetto a quelle legate all’ICT. «È opportuno chiedersi se un cameriere che parla 4 lingue, è vissuto in vari Paesi e ha a che fare tutti i giorni con una clientela eterogenea e internazionale sia ‘meno qualificato’ di chi produce codici…», ha dichiarato. «È fondamentale comprendere che lavorare nel turismo non è solo sinonimo di sacrifici e turni massacranti, ma può anche creare un notevole valore se tutte le parti coinvolte svolgono il proprio ruolo», hanno assicurato Tamma e Montaguti. In particolare, rispetto al problema della scarsa attrattività del mondo dell’hospitality per i più giovani, è stata sottolineata per chi assume l’importanza della formazione, di percorsi legali di crescita professionale ed economica affiancati da benefit come per esempio alloggio, premi produzione, assicurazioni sanitarie e una migliore gestione dei turni di lavoro utili per favorire il work life balance. Inoltre, è importante spostare l’attenzione da una narrazione parziale del settore turistico a una visione più completa e inclusiva, considerando le molteplici sfaccettature e opportunità che offre il turismo in Italia.

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Elisa Marasca

Photo cover: Unsplash / Damiano Baschiera

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