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W&H e l’impegno per l’innovazione nell’HR

di Giorgio Pirani
COVER FERRARI
Elena Ferrari, HR Manager presso W&H Sterilization, ci spiega come è cambiato il lavoro e quali sono ora le competenze che deve avere un ottimo reparto HR per essere inclusivo e innovativo.

 

Negli ultimi anni il mondo dell’HR è cambiato radicalmente: nuove competenze e strumenti tecnologici si stanno affacciando nel settore e sta diventando sempre più importante il tema dell’inclusione a lavoro. Parola di Elena Ferrari, HR Manager presso W&H Sterilization.

Quali strategie innovative sta attualmente utilizzando per la gestione delle risorse umane nella sua azienda?

Non penso si tratti di strategie innovative, ma quello su cui punto molto è la formazione continua a tutti i livelli, sia relativa alle competenze tecniche che alle soft skills. Lasciamo che siano le stesse persone a segnalare le aree di sviluppo che vedono su di sé e, una volta all’anno, durante il colloquio delle competenze, abbiamo l’occasione di confrontarci e trovare una strategia comune che sia vincente per azienda e lavoratore. L’altro aspetto su cui puntiamo molto è il tema del benessere della persona. Questo ci ha portato a classificarci per quattro anni consecutivi tra le migliori aziende italiane nella graduatoria di Welfare Index. Il payoff del nostro gruppo è “People have priority”: facciamo tutto il possibile affinché ciascuno si senta davvero al centro dell’attenzione non solo come lavoratore o lavoratrice, ma come persona. 

Quali attività di formazione, e non solo, proponete ai vostri dipendenti?

Abbiamo un programma di onboarding molto strutturato, corsi di lingua per tutti i dipendenti e corso estivo di inglese per i figli, part- time flessibili per gli studenti universitari, iniziative sportive ogni mese, programmi di prevenzione di malattie e dipendenze, seminari su argomenti che variano dall’alimentazione ai rischi della guida in stato di ebbrezza fino alla consapevolezza genitoriale. Ogni anno cerchiamo di aggiungere qualcosa di nuovo che possa andare incontro alle necessità dei dipendenti supportandoli nella complessità della vita moderna.

Come sta influenzando la trasformazione digitale il lavoro nel settore delle risorse umane?

Da qualche mese ho iniziato ad avvicinarmi al tema dell’intelligenza artificiale (AI) per capire come si stanno muovendo le altre aziende ma, da quello che ho potuto vedere, parlando anche con Confindustria, siamo ancora piuttosto lontani dall’implementare qualcosa di significativo nell’ambito HR. Mi sono data un obiettivo di completare un piccolo progetto sperimentale entro agosto 2025. Si tratta di utilizzare l’AI all’interno del nostro sistema di politiche retributive.

In che modo la sua azienda sta promuovendo l’inclusività e la diversità all’interno del team? Può condividere qualche esempio?

In tutto il Gruppo, presente in oltre 130 Paesi, premiamo la competenza e la scegliamo a prescindere da sesso, età, religione, nazionalità e disabilità. In particolare in Italia a settembre partiranno un paio di progetti in collaborazione con una società di consulenza per fotografare il presente e attivare nuove iniziative nella direzione di una sempre maggiore inclusività nei processi di selezione, piani di carriera e politiche retributive.

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Quali competenze ritiene saranno più importanti per i futuri professionisti e professioniste delle risorse umane?

Penso che non si potrà fare a meno delle competenze digitali di ultima generazione per “liberarsi” di tutte quelle attività in cui l’AI potrà supportare con maggiore rapidità e precisione. Per il resto le soft skill già sono di primaria importanza e continueranno a esserlo, a mio parere. E in un mondo in cui è ormai comune lavorare con persone di diverse nazionalità, almeno una lingua straniera da saper parlare in modo fluente.

Un suggerimento a chi si sta affacciando al mondo delle Risorse Umane?

È necessario continuare a tenersi aggiornati. Leggere i giornali, curiosare in internet, scambiare opinioni con altre aziende. La società è in continua evoluzione e non possiamo non tenerne conto nel nostro lavoro in cui le persone sono al centro del nostro interesse. In questi ultimi 8/10 anni le leve motivazionali sono cambiate moltissimo e, di conseguenza, le strategie per rendere attrattiva un’azienda sono diverse da quelle del passato. Un tempo erano la “carriera” e la crescita economica gli elementi che portavano i candidati verso l’azienda e li trattenevano. Oggi c’è una sempre maggior attenzione nei confronti del welfare, della conciliazione vita-lavoro, del trovare all’interno della propria realtà lavorativa un clima che favorisca la comunicazione.

 

Giorgio Pirani

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