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Giorgio Rigoldi: il consulente podcaster che aiuta le aziende ad attrarre talenti

di Jessica Vengust
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«Mi sento realizzato quando, grazie al mio contributo, un’azienda cresce, si espande, costruisce una bella squadra e tutti guadagnano di più, dall’imprenditore fino all’ultimo dei collaboratori».

 

Consulente aziendale, podcaster e YouTuber, Giorgio Rigoldi è un giovane professionista lombardo appassionato di HR e finanza che lavora per un gruppo di consulenza manageriale. Gli abbiamo chiesto di raccontarci di più del suo lavoro.

Come è entrato nel mondo delle HR?

In un certo senso, da potenziale cliente. Oggi lavoro con OSM, che ho conosciuto quando stavo provando a fare il salto da commerciale a responsabile commerciale in una piccola agenzia di marketing, nata tra amici. Sono andato ad un evento che parlava di direzione vendite, e da lì man mano ho deciso di spostarmi dal marketing alla consulenza aziendale.

Come è cambiato il mondo delle risorse umane negli ultimi anni?

Credo che il cambiamento sia costante, non relativo soltanto agli ultimi anni. Anche se c’è da dire che la “rottura della quotidianità” arrivata nel 2020 ha accelerato i tempi. Ci sono infatti alcune tematiche che sono diventate particolarmente importanti. Tante persone, per esempio, non sono più disposte a lavorare in ambienti in cui non vengono valorizzate e apprezzate. Se prima qualcuno accettava ben più di qualche compromesso, ora è sempre più diffusa la ricerca di un luogo di lavoro in cui stare bene. Dove stare bene significa essere retribuiti in modo corretto, ma anche lavorare in un ambiente disteso, all’interno del quale poter crescere e comunicare apertamente. Questo richiede agli imprenditori di mettersi fortemente in discussione! La formazione umana (e non soltanto prettamente tecnica) quindi non è più un optional. Se vuole crescere, l’azienda deve diventare un luogo di apprendimento, dove le persone imparano a vivere, a comunicare, ad avere successo e a gestire le relazioni. Ciò porta sostanzialmente a due naturali conseguenze: una persona che apprende risulta essere più produttiva, e quando un dipendente capisce che l’azienda si sta prendendo cura di lui è più motivato a restare e a fare del proprio meglio per portare avanti la mission aziendale. In generale, oggi è piuttosto facile per una persona cambiare lavoro. Questo significa che un’azienda che vuole costruire una squadra stabile deve puntare tantissimo sulla gestione delle persone, o si troverà in una situazione di forte instabilità.

Che ruolo hanno oggi i social in ambito HR?

I social network non sono più una grande opportunità, sono la normalità! Oggi un’azienda che non è sui social (Facebook, LinkedIn, Instagram, e perché no anche YouTube e il più recente TikTok), è come se non esistesse agli occhi dei candidati. Non ho mai incontrato un’azienda senza social che fosse soddisfatta del numero e della qualità delle candidature ricevute. In generale, credo che l’approccio si possa riassumere in questa frase: la ricerca del personale è a tutti gli effetti un’operazione di marketing. Devi farti vedere, gridare al mondo che esisti, che hai le selezioni aperte e che lavorare con te è bello. E, ovviamente, deve esserlo per davvero.

Come si affronta l’inclusione in ambito HR? Quali sono le iniziative più efficaci per promuoverla sul luogo di lavoro?

Ci sono due risposte: una pratica e una umana. Quella pratica a mio avviso è molto semplice: definire delle policy oggettive che riguardano tutti, a prescindere dal sesso, dal colore, dall’età, dall’orientamento o da qualsiasi altra caratteristica. Se definisco dei requisiti per una posizione, devo attenermi a quei requisiti a prescindere da chi arriva. Durante le selezioni usiamo dei questionari che misurano alcune abitudini e tratti comportamentali: se una persona risulta in linea con quanto stiamo cercando, non ci deve interessare da dove viene, se è donna o uomo, o con chi preferisce uscire.

podcast - di StockSnap da pixabay

Photo: Pixabay / StockSnap

Un altro esempio: se definisco una statistica che misura la produttività di una persona nel suo ruolo, è la stessa statistica per tutti, e la valutazione segue gli stessi criteri. Chi porta quella statistica in alto sta lavorando alla grande, chi la porta in basso va aiutato.

È fondamentale circondarsi di persone che ti sostengono.

La risposta umana è anch’essa semplice, ma allo stesso tempo difficile perché richiede uno sforzo mentale: togliere i pregiudizi. La maggior parte di noi li ha. I pregiudizi ci portano a valutare il presente con un filtro creato nel passato: ma il presente è diverso dal passato, e questo filtro rischia di essere distruttivo.

Da un anno è speaker di Azienda Sexy, il podcast su Spotify che aiuta le aziende ad attrarre collaboratori di valore, clienti felici e maggiore profitto economico. Come nasce l’idea del podcast?

Nasce tra me e un caro amico, Omar Malik, fondatore di un’agenzia di comunicazione a Brescia, Ciambelle Digitali. Io e Omar ci siamo trovati da sempre allineati su un’idea: vogliamo aiutare a migliorare la vita di coloro che ci circondano. Lui fa l’imprenditore, io il consulente: con questo obiettivo, abbiamo deciso di condividere la nostra esperienza personale e professionale. Sono felice perché centinaia di persone hanno iniziato ad ascoltarci, e dalla seconda metà del 2023 abbiamo ascolti ogni singolo giorno: significa che imprenditori e manager trovano interessanti le tematiche di cui parliamo. 

Durante la sua carriera c’è stato un periodo particolarmente difficile che hai dovuto affrontare?

Non definirei nessun periodo specifico come particolarmente “critico”, se non i normali alti e bassi che avvengono all’inizio di una libera professione. Ci sono momenti di entusiasmo, in cui va tutto alla grande, e momenti in cui arrivano difficoltà e porte in faccia: è normale quando si sta facendo qualcosa di nuovo e importante. È fondamentale circondarsi di persone che ti sostengono, continuare a testa bassa a dedicarsi al proprio miglioramento e tenere a mente perché lo si sta facendo. Con determinazione e impegno tutto si risolve.

Come vede il futuro delle risorse umane? Quali consigli darebbe ai giovani neolaureati che vorrebbero intraprendere la sua stessa strada?

Il lavoro del consulente in ambito HR diventerà sempre più richiesto e sempre più importante. Come succede sempre quando la domanda aumenta, più persone inizieranno a lavorare nel settore, e più diventerà importante offrire un servizio di qualità, capace di portare risultati tangibili alle aziende. Il consiglio migliore che mi sento di dare è: «Concentratevi sulla crescita personale e lavorate per diventare persone e professionisti fuori dal comune». Per me una persona fuori dal comune è capace di comunicare con tutti bene, in modo positivo e costruttivo, mantiene le promesse che fa, si prende responsabilità del cliente e delle persone, cerca costantemente di migliorarsi. Tutto il resto viene da sé!

 

Jessica Vengust

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