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Usare la grafologia per comprendere veramente candidati e collaboratori

di Elisa Marasca
COVER-GIACHIN
L’analisi della scrittura può rivelare le caratteristiche nascoste di una persona: questo è un vantaggio nell’ambito HR, dall’assunzione alla valorizzazione del potenziale. Parola di Patrizia Giachin.

 

Patrizia Giachin è esperta in grafologia forense e giudiziaria, specializzata in profili psicoattitudinali. In questa intervista ci spiega come la grafologia possa diventare uno strumento per formare squadre di lavoro altamente funzionali e migliorare il clima lavorativo, con alcuni esempi pratici.

In che modo la grafologia supporta il comparto HR?

Oggi le imprese dispongono delle più avanzate tecnologie in grado di comprendere meglio e ottimizzare i propri processi e le proprie risorse umane, per migliorarne la produttività. Parlare quindi di grafologia può sembrare antiquato ma, di fatto, la scrittura costituisce lo strumento più potente per valutare una persona e accertarsi delle sue effettive capacità.

Partendo dall’assunto che la scrittura manuale è per sua natura individuale e indistinguibile, attraverso l’analisi grafologica è possibile creare il profilo psicoattitudinale innato di una persona, da cui emergono ulteriori informazioni come il temperamento, le forze motivazionali, le dinamiche personali, le attitudini, ma anche le paure e le incertezze del candidato. Per questo motivo, la grafologia sta prendendo piede anche all’interno delle aziende a supporto dell’HR, sia per la fase di recruitment sia per la riorganizzazione interna imposta, molto spesso, dalla necessità di rispondere alle trasformazioni in atto nel mercato.

Ci può spiegare nel dettaglio il suo contributo nei 3 ambiti chiave HR? Cioè assunzione, valorizzazione e retention?

 Oltre a quello che possiamo trovare in un curriculum o da ciò che emerge da un colloquio, questo tipo di analisi può individuare alcune caratteristiche della persona, tra cui l’affidabilità, l’onestà, l’etica lavorativa, la reattività, il tipo di intelligenza, ma anche le doti di leadership, la resilienza, l’attitudine al problem solving e al lavoro in team. Caratteristiche essenziali per capire realmente chi si ha di fronte e se c’è una corrispondenza con le peculiarità professionali richieste.

Ma la grafologia supporta anche la definizione, l’implementazione e lo sviluppo di un’organizzazione, collocando le risorse nel ruolo più appropriato. Dare il giusto valore alle persone, inserendole nei ruoli e negli ambiti dove possono esprimere tutto il loro potenziale, contribuisce a creare un buon clima lavorativo e team di lavoro funzionali, nonché attrarre nuovi talenti e ridurre il turnover.

Questo, infatti, si traduce in risorse motivate e con una più alta autostima e fiducia in sé stesse e nelle proprie possibilità, capaci di essere flessibili e di proporsi anche per nuovi ruoli. La scoperta dei propri difetti aiuta ad accettare le diversità degli altri e, di conseguenza, consente di modificare le modalità di interazione e di rapportarsi tra colleghi e superiori, creando un clima di maggiore empatia, collaborazione e concentrazione.

Tutto questo unitamente a una valutazione e valorizzazione del potenziale (individuale e di gruppo), la strutturazione di piani di crescita e carriera a supporto dei manager, anche per le riorganizzazioni aziendali, e analisi del sentiment aziendale, ovvero la percezione che i dipendenti hanno nei confronti del proprio luogo di lavoro.

Quali sono gli strumenti che possono usare le aziende?

Quelli che io propongo, unici della mia offerta, sono il Job Profile e la Job Match tra profilo e soft skill del candidato che indica il grado di corrispondenza al ruolo per cui si è costruita la richiesta.

Il Job Profile è uno strumento molto importante e apprezzato perché la maggior parte delle aziende italiane sono PMI all’interno delle quali il ruolo del candidato è spesso multidisciplinare, rispetto a quello delle grandi multinazionali che sono più specializzate e compartimentate. Il Job Profile viene definito dal management, dall’HR e da chi è Responsabile del dipartimento in cui deve essere inserita la risorsa, in modo da avere una valutazione globale che tenga conto anche del tipo di ambiente di lavoro, della mansione e delle caratteristiche necessarie per portare avanti gli incarichi richiesti.

Quali sono le tecnologie emergenti che possono aiutarla nel suo lavoro?

Nell’ambito HR utilizzo un software creato ad hoc che rileva tutti i segni grafologici e li combina tra loro, fino a definire un profilo della personalità fedele, ma allo stesso tempo agile e veloce. Il mio intervento consta poi nel controllare, aggiungere e definire le sfumature della personalità non rilevabili da un processo automatizzato.

In ambito forense le linee guida e le nuove tecnologie consentono un’analisi comparativa oggettiva e dettagliata, si pensi che è possibile ricostruire un modello 3D del solco della penna sul foglio, ovvero la pressione esercitata dalla mano, piuttosto che risalire alla datazione degli inchiostri. Con la firma grafometrica devo conoscere i diversi software in uso per l’acquisizione della firma grafometrica, per riuscire ad analizzare sul piano cartesiano diversi campioni registrati relativi alla posizione, tempo e pressione durante l’apposizione della firma.

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Patrizia Giachin

Quali sono stati i passi chiave nel suo percorso formativo e professionale che l’hanno portata ad avvicinarsi al mondo HR?

Innanzitutto, la curiosità di conoscere le persone per quello che sono, senza sovrastrutture. Capire chi hai di fronte ti consente di adottare una comunicazione chiara e costruttiva. Dopo aver conseguito la specializzazione in Facoltà intellettive ed Attitudini Professionali presso l’A.G.E.M (Associazione Grafologica Europea Morettiana) di Bologna ho iniziato a collaborare per la selezione e collocazione dei profili con alcune imprese, che a loro volta mi hanno poi referenziata ad altre per rispondere a differenti esigenze: individuare un certo tipo di intelligenza per alcune, conoscere la lealtà e l’affidabilità in altre, e una minuziosa messa in opera delle tecniche acquisite per altre ancora.

Può condividere un esempio di situazione critica o complessa che ha affrontato come grafologa a supporto dell’HR, e come l’ha gestita con successo?

Mi è capitato un caso in cui il titolare lamentava un forte turnover, svogliatezza e poca affidabilità dei dipendenti. Pertanto, oltre al profilo psicoattitudinale dei dipendenti è stato analizzato il sentiment da cui è emerso che il problema risiedeva nel carattere del titolare.

I dipendenti, nonostante possedessero le hard e soft skill necessarie, non venivano coinvolti nei progetti, spesso gli venivano affidate mansioni estranee al proprio ruolo e venivano messi in competizione tra loro, creando un’atmosfera di diffidenza. Si è reso così necessario lavorare con il titolare, che si è sottoposto a saggio grafico e, preso consapevolezza della propria personalità, pregi e difetti, ha accettato l’affiancamento a un coach con cui collaboro. Quindi, sono stati implementati gruppi di lavoro che, a seconda del progetto, potevano cambiare. Come risultato: i dipendenti sono più partecipi, svolgono il ruolo più adeguato sulla base delle proprie attitudini e responsabilizzati dell’avanzamento gli uni agli altri. Il titolare mi ha riferito che ora i dipendenti gli suggeriscono idee e miglioramenti.

Come vede il futuro della grafologia impiegata nelle risorse umane?

Le aziende percepiscono la grafologia in maniera differente: alcune la ritengono questa un valido strumento per comprendere meglio i propri dipendenti e migliorare la loro produttività, mentre in altre prevale lo scetticismo di una valutazione poco scientifica e affidabile.

Ciò nonostante, sono sempre di più le imprese che ne riconoscono i benefici e a cui fanno ricorso per la selezione e la valutazione del personale, la gestione del cambiamento organizzativo, la prevenzione del burnout e la promozione del benessere dei dipendenti.

Tengo a precisare, però, che la grafologia non deve essere impiegata come metodologia unica ma deve essere integrata con altre tecniche di selezione e valutazione, come l’analisi dei curriculum, i colloqui individuali e i test psicologici standardizzati. Continuare a sensibilizzare le aziende sull’importanza di questo tipo di analisi è fondamentale, così come è importante coinvolgere tutte le funzioni aziendali, per dare vita a una percezione concreta di una soddisfazione condivisa nel raggiungimento di un obiettivo comune.

Quali consigli ha per chi volesse intraprendere la sua carriera?

Una volta acquisita la tecnica, la grafologia, diventa una forma mentis laterale che cambia il modo di percepire le persone e che ti sprona a un continuo studio. Un impegno costante, quindi, che deve essere sostenuto da una grande passione. Per chi vuole intraprendere questo percorso, il primo passo è quello di frequentare una scuola per grafologi professionisti. In Italia ne esistono alcune in diverse città e il percorso di studi varia dai tre ai quattro anni a seconda delle specializzazioni. Attualmente, sto raccogliendo le adesioni per implementare un corso in presenza sul metodo integrale di Padre Moretti da portare avanti in collaborazione con A.G.E.M a Bologna.

 

Elisa Marasca

Photo cover: da Pexels / di Startup Stock Photos

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