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Il valore non ha età: un libro che sfata il mito delle generazioni in azienda

di Elisa Marasca
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Per quanto le categorie generazionali siano un ottimo punto di riferimento nelle imprese, ve la sentireste di dare del Boomer a Steve Jobs? Tre esperte ne hanno discusso nel libro “Il valore non ha età”.

 

Ognuno di noi, almeno una volta nella vita, ha fatto esperienza dei pregiudizi legati all’età e si è dovuto confrontare con gli stereotipi che accompagnano il fatto di essere percepiti dagli altri come «troppo giovani» o «troppo vecchi». Il tema delle generazioni, dei bias e degli stereotipi legati all’ageismo è ancora particolarmente vivo nell’ambito della formazione e della consulenza organizzativa, tanto che si parla ormai di vero e proprio age management. L’obiettivo è sempre lo stesso, che lo si persegua in un’aula di formazione o nelle relazioni interpersonali: favorire la crescita, la consapevolezza e la comprensione reciproca fra persone che hanno età diverse, con ripercussioni importanti sulla motivazione, la creatività, la voglia di collaborare e, di conseguenza, anche la loro produttività quando lavorano insieme. L’ingresso via via più massiccio della Gen Z, con tutto il portato di innovazione, diversità e richiesta di cambiamento che questo pone alle organizzazioni, è un’occasione da non mancare per integrare i vecchi e i nuovi paradigmi di lavoro. 

Ne sono convinte Ilaria Marchioni (coach PCC, senior trainer ed ex dirigente di banca), Gaia Moretti (sceneggiatrice e sociologa, già docente di comunicazione interculturale) e Giulia Tossici (psicologa, docente e vicepresidente del Consiglio Pari Opportunità della Regione Lombardia), che insieme hanno scritto il volume “Il valore non ha età. Persone e organizzazioni oltre il divario generazionale” (Egea, 2024). Il messaggio è che le aziende che sapranno integrare i vari modi di vedere il lavoro più e meglio delle altre svilupperanno un vantaggio competitivo notevole. 

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Photo: Canva / Studioroman

Valorizzare ogni persona al 100%

Nella prefazione, Linda Serra (LinkedIn Top Voice LGBTQIA+, CEO e Co-fondatrice di Work Wide Women e delegata italiana per il programma IVL del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti “Women In Technology”) sottolinea la confusione esistente sul tema dell’age management e l’importanza di superare gli stereotipi legati all’età. Serra evidenzia come l’ageismo e le campagne “anti-ageing” abbiano influenzato negativamente la percezione della competenza legata all’età, promuovendo invece una valorizzazione basata sulle competenze e l’esperienza. L’obiettivo del libro è infatti favorire la comprensione e la collaborazione intergenerazionale, migliorando la produttività e la motivazione nelle organizzazioni. 

L’abilità del management contemporaneo per le autrici consiste proprio nel saper gestire le diverse persone di un team valorizzandole in modo che ciascuna possa esprimere il proprio potenziale al 100%, e sviluppare appartenenza verso l’organizzazione. A fare la differenza sono soprattutto i valori: per gestire in modo efficace i team è necessario conoscere le caratteristiche delle diverse generazioni restando impermeabili agli stereotipi, in modo da saper rispondere in modo equo alle diverse aspettative. «La chiave per traguardare tutto questo è l’integrazione e la messa insieme delle diversità in ambienti di lavoro sempre più inclusivi. La posta in gioco non è mai stata così alta. La buona notizia è che anche gli strumenti e le leve attivabili per allenare le persone a mettere in campo la versione migliore di sé non sono mai stati così affinati e potenti», si legge nel testo.

 

Elisa Marasca

Photo cover: Pexels / Yan Krukau 

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