Nella giornata finale dell’Innovation Training Summit 2025 dedicata all’innovazione umano-centrica, oltre che di intelligenza emotiva e intelligenza artificiale, si è parlato di filosofia, neuroscienze, management e tecnologie emergenti.
«Le emozioni guidano le persone, e le persone guidano la performance» è con questa frase che Lorenzo Fariselli, Direttore della rete Europa e Italia di Six Seconds, ha aperto il panel “Intelligenza Emotiva nelle Organizzazioni – Perché Non si Può Più Rimandare”, moderato da Maria Pia Joanini, presidente del Club Dirigenti Tecnologie dell’Informazione (CDTI). «Solo il 5% dei lavoratori italiani si definisce coinvolto nel proprio lavoro» ha affermato Fariselli citando i dati Gallup, «contro un 80% che si limita a eseguire o addirittura ostacola il lavoro dei leader. Il costo? 173 miliardi di euro di produttività persa ogni anno, solo in Italia». Un dato che invita a riflettere non solo sull’efficienza delle organizzazioni, ma sulla loro stessa natura, infatti l’engagement è stato definito come un fatto emotivo che guida la performance.
Sempre Fariselli ha usato la metafora sportiva per chiarire un concetto chiave: «Immaginate di giocare una partita di calcio in uno stadio pieno. Lì tutto cambia: emozioni, tensioni, aspettative. Le nostre organizzazioni sono come stadi carichi di complessità emotiva. Non possiamo più permetterci manager dilettanti nella gestione delle emozioni». Serve metodo, serve allenamento. Secondo Lorenzo Fariselli essere umani non basta per gestire bene l’umanità, nemmeno la propria: l’intelligenza emotiva «è una competenza professionale e non solo personale», conclude.
Dall’approccio Olivetti al futuro delle aziende benefit
Gaetano di Tondo, tra i massimi conoscitori dell’eredità Olivetti, ha riportato l’attenzione sull’Italia che un tempo era avanguardia del pensiero organizzativo: «Nel 1930 già si affermava che lavoro manuale e intellettuale dovevano avere pari dignità se svolti con cura. L’Olivetti era questo: mense condivise, biblioteche, piscine, progettazione degli spazi secondo la luce naturale. Le persone erano davvero al centro». Un modello visionario, ma ancora attualissimo: «Oggi Olivetti è una società benefit, fatta di persone che abbracciano una causa, con uno scopo condiviso. Questa è intelligenza emotiva applicata. È purpose collettivo».
La tecnologia non è neutrale: ci cambia, ci educa, ci interroga
Nel panel successivo, “Tecnologia, Educazione e Intelligenza Emotiva”, la moderatrice Maria Pia Joanini ha introdotto tre protagonisti del pensiero e dell’innovazione: Domenico Fragata (filosofo e CEO di Holy Club), Alessandro Moricca (CEO di PagoPA) e Kevin Goodet (DIBS). Fragata ha aperto con una domanda provocatoria: «La tecnologia è davvero neutrale?” La sua risposta è stata che ogni strumento modifica il nostro ambiente cognitivo. Non si tratta di sola tecnica, ma anche di cultura. «E se oggi deleghiamo memoria e pensiero ai dispositivi, dobbiamo educare alla riflessione, non solo all’uso» ha aggiunto. Poi una proposta quasi fantascientifica: «Nel futuro, sogno scuole in cui non solo insegniamo a fare domande all’intelligenza artificiale, ma dove siano le macchine a porre domande a noi. Un dialogo maieutico, non meccanico».

Alessandro Moricca ha portato invece il punto di vista delle istituzioni. «L’AI non è magica: restituisce in base a ciò che chiediamo. Se non forniamo i parametri giusti, le risposte non saranno utili». L’esperienza di PagoPA con l’uso dell’intelligenza artificiale è chiara: «Il nostro obiettivo non è lavorare meno, ma lavorare meglio. L’AI ci aiuta a essere più vicini ai cittadini». Moricca ha anche insistito sull’importanza della formazione trasversale, infatti secondo Moricca è necessario un linguaggio comune tra giuristi, tecnologi, filosofi. Proprio a tale scopo PagoPA ha avviato un’accademia con l’Università Federico II di Napoli.
In chiusura: i numeri e parole parlano chiaro
Nel tirare le somme della giornata, gli organizzatori hanno sottolineato quanto il tema dell’intelligenza emotiva, spesso relegato ai “soft skill”, sia oggi una vera priorità strategica. «Non possiamo più permetterci di ignorare il ruolo delle emozioni nelle organizzazioni» ha detto Maria Pia Joanini. «Dobbiamo superare il paradigma della produttività a ogni costo e costruire modelli di lavoro che generino benessere, senso, appartenenza».

I numeri sono importanti – 173 miliardi di euro persi ogni anno in Italia a causa del disingaggio lavorativo – ma le parole forse lo sono ancora di più: utopia concreta, purpose condiviso, dialogo emotivo, comunità, benessere. Parole che, se davvero prese sul serio, potrebbero cambiare il modo in cui costruiamo il futuro delle nostre aziende. E, forse, anche della nostra società.


