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Ipsos: la pausa pranzo fa bene alle persone e alle aziende

di Annarita Cacciamani
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Uno studio realizzato dalla società multinazionale di ricerche di mercato Ipsos per l’osservatorio Cirfood District rivela come il tempo dedicato al pranzo incida su soddisfazione, motivazione e clima aziendale.

Avere più tempo per sé e per la propria vita privata è una delle richieste principali di ogni lavoratore alla propria azienda ed anche di chi cerca lavoro. Il benessere sul luogo di lavoro è anche uno dei principali fattori di retention. A tal proposito, uno studio realizzato da Ipsos per osservatorio Cirfood District accende i riflettori su uno degli spazi più trascurati (ma fondamentali) della giornata lavorativa: la pausa pranzo. Non si tratta solo di alimentazione, ma di equilibrio, rigenerazione e benessere psicologico. La ricerca è stata presentata il 3 aprile scorso nella sede di Cirfood District a Reggio Emilia, da Enzo Risso, direttore scientifico dell’istituto Ipsos. HRHeroes era presente per raccogliere tutte le informazioni a riguardo.

La ricerca 

«Viviamo in una situazione cronica di mancanza di tempo. Lavoriamo molto, spesso troppo, e ci scontriamo con una realtà che fatica a conciliare il professionale con l’autentico bisogno delle persone di sentirsi bene. In questo quadro, la pausa pranzo può diventare un momento chiave per rigenerarsi, ritrovare il proprio centro e migliorare la qualità della vita lavorativa», ha osservato Risso.

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Enzo Risso – Photo: Cirfood

Dai dati emerge chiaramente che il 56% delle persone ha bisogno di più tempo per sé, e per il 41% questo rappresenterebbe il principale fattore di felicità. La pausa pranzo, quindi, non è solo uno spazio per mangiare, ma diventa un’occasione concreta per favorire benessere, motivazione e produttività.

«È uno dei pochi momenti in cui le persone riescono davvero a stare bene dentro il contesto lavorativo. Ed è qui che le aziende più attente possono fare la differenza», ha sottolineato Risso.

Naturalezza, equilibrio, tempo, velocità

La ricerca evidenzia quattro driver fondamentali per una pausa pranzo appagante: naturalezza, equilibrio, tempo e velocità. Elementi che vanno oltre l’aspetto nutrizionale e toccano la sfera dell’esperienza complessiva del lavoratore.

«Non si tratta solo del cibo. Conta la possibilità di scegliere, di variare, di sentirsi accolti. Quando la pausa pranzo è ripetitiva o scarsa di qualità, viene vissuta come un’ulteriore costrizione», è stato il commento del direttore.

Investire concretamente nel benessere organizzativo

In questo scenario, la mensa aziendale o i servizi di ristorazione convenzionati assumono un valore strategico. Offrire varietà, qualità, sostenibilità e attenzione ai trend (come l’origine degli ingredienti o le preferenze alimentari più diffuse tra i giovani) significa investire concretamente nel benessere organizzativo.

«I giovani, in particolare, cercano autenticità anche a tavola. E questo ci dice che un servizio ristorativo pensato con cura non è un costo, ma un investimento: migliora la soddisfazione, riduce il turnover e rafforza il senso di appartenenza», ha concluso Risso. 

Per chi si occupa di risorse umane, diventa quindi un elemento fondamentale riconoscere il valore della pausa pranzo come leva di engagement e retention. Curare questo momento quotidiano, apparentemente semplice, significa prendersi cura delle persone nella loro totalità, contribuendo a creare un ambiente di lavoro più umano, sostenibile e performante.

Annarita Cacciamani

Photo cover: Freepik

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