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«Work smart, not hard»: la settimana di 4 giorni è efficace

di Sara Tamburini
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Se ci dicessero che dalla settimana prossima potremo lavorare un giorno in meno, quale sarebbe la nostra reazione? Alcune aziende ci hanno già provato e non vogliono tornare indietro.

 

Dal giugno 2022, il Regno Unito ha avviato una sperimentazione pionieristica riguardante la settimana lavorativa di 4 giorni invece dei canonici 5, coinvolgendo 3.300 dipendenti e quasi 70 aziende. Il modello prevede che le persone lavorino per meno ore, mantenendo però integro lo stipendio e garantendo un livello di produttività inalterato. Questa iniziativa rappresenta un esperimento su larga scala che mira a verificare la fattibilità e i benefici del nuovo modello.

I primi risultati sono stati incoraggianti: la testata britannica “The Guardian” ha riportato che quasi la metà delle aziende coinvolte ha osservato miglioramenti nella produttività, e l’86% delle stesse ha espresso il desiderio di mantenere questa configurazione lavorativa. I dati sostengono l’idea che una settimana lavorativa più corta possa effettivamente conciliare le esigenze di efficienza aziendale con il benessere dei dipendenti.

Ridurre le ore e lavorare meglio

In Italia, alcune aziende e organizzazioni di grandi dimensioni come Luxottica, Automobili Lamborghini, Intesa Sanpaolo, Carter&Benson hanno già iniziato o stanno introducendo la possibilità di adottare una settimana lavorativa ridotta a 4 giorni. Queste iniziative dimostrano un crescente interesse verso modelli di lavoro flessibili e innovativi, sottolineando l’importanza di un approccio al lavoro che valorizzi la qualità oltre che la quantità delle ore lavorate. La sperimentazione e l’adozione della settimana lavorativa di 4 giorni evidenziano infatti un trend globale verso la ricerca di un equilibrio più sano tra vita professionale e personale

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Photo: Pexels / Fauxels

Le aziende che hanno adottato questo modello riferiscono non solo di una produttività mantenuta o migliorata, ma anche di effetti positivi sulla salute mentale e fisica, nonché sul bilanciamento tra lavoro e vita privata. Ma se i dati iniziali sono promettenti, la transizione verso questa nuova modalità solleva interrogativi riguardo la sua applicabilità universale, perché resta da vedere come differenti settori e dimensioni aziendali possano adattarsi a questa trasformazione, tenendo conto delle specifiche esigenze produttive e operative. La domanda “Sarà questo il futuro del lavoro?” rimane aperta, ma le tendenze attuali indicano una direzione chiara verso una maggiore flessibilità e benessere nel contesto aziendale.

 

Sara Tamburini

Photo cover: Pexels / Cottonbro studio

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