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Leadership femminile: riflessioni dal W Leadership Summit

di Sara Tamburini
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Il W Leadership Summit, che si è tenuto recentemente a Milano, ha segnato un momento cruciale nel dibattito sulla leadership femminile in Italia. Ecco i punti salienti.

 

È importante per le donne mirare a posizioni di vertice, come quelle di Amministratrice Delegata, anziché limitarsi ai consigli di amministrazione. È uno degli spunti emersi dal dibattito W Leadership Summit, che ha visto la partecipazione di figure di spicco quali Lella Golfo (giornalista, Commendatore e Cavaliere della Repubblica, fondatrice e attuale Presidente della Fondazione Marisa Bellisario), Silvia Rovere (Presidentessa di Poste Italiane), Cristina Scocchia (Amministratrice Delegata di IllyCaffè), Barbara Falcomer (Direttrice Generale di Valore D), e Padre Benanti, che guida la commissione sull’AI per l’informazione.

È stata sottolineata anche l’essenzialità di riconoscere il valore del merito, evidenziando che, nonostante le donne non necessitino di trattamenti di favore, le quote di genere rappresentano un intervento temporaneo indispensabile per correggere gli squilibri attuali. Rovere, per esempio, ha messo in luce non solo i progressi compiuti ma anche le sfide persistenti nel raggiungere la parità di genere nei ruoli dirigenziali: «Il lavoro da fare ora è culturale, sulle famiglie e sulla scuola».

Dati allarmanti, ma promettenti

Nonostante in Italia ci sia il 43% di donne nei consigli di amministrazione delle società quotate, un netto miglioramento rispetto alle previsioni, la percentuale di donne in posizioni di alto livello rimane critica, con solo il 2% e il 4% rispettivamente come Amministratrici Delegate e presidenti. Questi dati evidenziano il lungo cammino ancora da percorrere per una vera equità di genere nel mondo del lavoro.

«Le donne sono brave ma rimangono emarginate», ha affermato Lella Golfo, che nel 2011, in qualità di parlamentare, fu la prima firmataria della legge sulle quote di genere nei consigli di amministrazione delle società quotate. «Pensiamo a tutte quelle donne che non hanno un lavoro, e anche quelle che ce l’hanno restano alla base della piramide».

Domande aperte e riflessioni

Il summit ha sollevato questioni fondamentali: è sufficiente la legislazione per abbattere i pregiudizi culturali? Esiste una leadership femminile distintiva? È il momento di andare oltre le quote rosa? Queste domande aprono a una riflessione più ampia sui meccanismi di inclusione e valorizzazione delle donne in ambito professionale.

Cristina Scocchia, AD di IllyCaffè, ha affermato: «La leadership è strategia non solo nel lavoro, ma anche nella famiglia. Secondo me, non esiste una leadership femminile, io credo che la leadership dipenda dal carattere, dalla formazione, dalla cultura. Dobbiamo portare avanti la cultura del merito».

Verso un manifesto di cambiamento

L’obiettivo principale dell’evento è stato la redazione di un Manifesto con dieci proposte concrete per ridurre il divario di genere nel lavoro. Il coinvolgimento di diverse figure di spicco da vari settori promette di tradursi in un documento di grande rilevanza, attivando cambiamenti a livello individuale, aziendale e nazionale.

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Ma esiste una leadership inclusiva?

«Sì, esiste la leadership che definiamo inclusiva», ha affermato Barbara Falcomer di Valore D. «La leadership inclusiva è quella che sa ascoltare, sa valorizzare, sa prendere meglio da punti di vista che ci sono all’interno dell’azienda. È ormai necessario passare da una leadership basata sul controllo a una leadership più generativa, più trasformativa»..

Verso un futuro di parità

Il W Leadership summit ha quindi offerto un palcoscenico a storie di successo e percorsi d’eccellenza di donne che hanno rotto il “soffitto di cristallo”, dimostrando che le barriere possono essere superate con determinazione, innovazione e sostegno collettivo. L’importanza di un impegno collettivo diventa evidente, segnando una direzione chiara per il futuro: un ambiente lavorativo equo, in cui il valore e il potenziale di ogni individuo siano pienamente riconosciuti e valorizzati. L’evento ha evidenziato una verità fondamentale: la parità di genere nei ruoli dirigenziali non può essere raggiunta solo attraverso le quote. È imprescindibile un cambiamento culturale profondo che riconosca e valorizzi il merito indipendentemente dal genere, promuovendo un ambiente di lavoro inclusivo e equo. La strada verso una vera uguaglianza richiede un impegno collettivo, dove aziende, istituzioni e individui lavorino insieme per smantellare i pregiudizi e costruire una società che celebri la diversità come fonte di forza e innovazione.

 

Sara Tamburini

Photo cover: Corelens / Mike Marchetti

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