Home » Coltivare il talento in un mondo che cambia: l’obiettivo di Marco Ghessi

Coltivare il talento in un mondo che cambia: l’obiettivo di Marco Ghessi

di Sara Tamburini
La sua visione di HR si è affinata attraverso ruoli strategici e operativi, dalla selezione e sviluppo dei talenti alla gestione dei processi organizzativi, sempre guidato da una missione precisa: costruire ambienti di lavoro dove le persone possano prosperare in sintonia con gli obiettivi aziendali. Con uno stile che unisce pragmatismo e visione strategica, il Group Human Resources Manager di Sigma Group è un esempio di come il ruolo HR sia sempre più cruciale per costruire aziende agili e resilienti.

Professionista delle Risorse Umane con una carriera di oltre 18 anni, Marco Ghessi, attualmente Group Human Resources Manager di Sigma Group, gruppo lombardo di imprese operante nel settore dell’edilizia, architettura, food retail e luxury furniture (come i biliardi), ha operato in contesti aziendali che spaziano dalle multinazionali alle PMI, abbracciando settori come Tech, Engineering, Construction, Retail, Oil & Gas e FMCG. In questa intervista spiega come vede evolversi il ruolo HR nel prossimo futuro.

Qual è stata la sfida più stimolante che ha incontrato nel trasferire competenze HR da un settore all’altro?

Passare da aziende consolidate e altamente strutturate a realtà dinamiche come le tech scale-up è stata una delle sfide più appassionanti. L’HR deve cambiare pelle per adattarsi a contesti con velocità, valori e strutture organizzative radicalmente diversi. In una grande azienda, i processi seguono ritmi ciclici, mentre in una scale-up tutto deve essere fluido, pronto a cambiare rotta in risposta a esigenze immediate. La vera sfida è trovare un equilibrio tra struttura e agilità, assicurando che nessuna delle due dimensioni soffochi l’altra. Reinventarsi senza perdere autenticità è ciò che rende questo lavoro straordinariamente stimolante.

Come si riesce a creare una cultura aziendale solida in un ambiente altamente dinamico come quello di una tech scale-up? Ha dei suggerimenti per conciliare velocità di crescita e attenzione al benessere dei dipendenti?

Una cultura solida nasce da processi chiari che lasciano spazio all’adattabilità. Nelle scale-up, la struttura piatta facilita il dialogo, ma serve equilibrio per mantenere la flessibilità necessaria. Il segreto è l’ascolto autentico e un approccio data-driven. Monitorare engagement e benessere tramite survey frequenti e momenti di confronto, sia formali che informali, permette di evolvere insieme ai dipendenti. Mostrare attenzione concreta ai loro bisogni consolida la fiducia, creando una cultura che si adatta alla crescita senza perdere il focus sul benessere.

Se dovesse costruire una “formula magica” per una cultura aziendale di successo, quali ingredienti chiave inserirebbe e perché?

La cultura aziendale nasce da una domanda fondamentale: perché esistiamo come azienda? Senza una risposta chiara e condivisa, la cultura non può radicarsi. La mia formula includerebbe tre ingredienti: autenticità, agilità e partecipazione. L’autenticità genera fiducia. I valori devono essere vissuti, non solo dichiarati, o rischiano di diventare controproducenti. L’agilità è cruciale per rispondere al cambiamento senza tradire i valori fondanti. Infine, la partecipazione crea appartenenza: dare voce ai dipendenti li rende protagonisti e facilita lo sviluppo personale. Una cultura di successo è dinamica e capace di evolvere senza perdere la propria identità.

La sua formazione in Scienze Politiche e il Master in Organizzazione e Personale hanno contribuito a formare la sua visione HR. Pensa che una prospettiva politica e organizzativa sia stata un valore aggiunto nel suo ruolo di HR Manager?

Scienze Politiche mi ha insegnato a osservare le organizzazioni come ecosistemi complessi, intrecciati da dinamiche sociali e relazionali. Mi ha aiutato a sviluppare uno sguardo analitico e a gestire la complessità attraverso diverse lenti: sociale, economica, politica e giuridica. Il Master, invece, ha fornito la struttura tecnica per tradurre questa visione in processi concreti, oltre a una preziosa rete di contatti professionali. Ma il vero valore aggiunto è venuto dai mentori che ho incontrato: loro hanno trasformato la teoria in pratica, aiutandomi a creare un approccio personale e coerente.

Come HR Business Partner e poi come HR Manager, ha dovuto bilanciare spesso esigenze di sviluppo delle persone con esigenze organizzative. Ci sono state delle situazioni in cui ha dovuto fare delle scelte difficili? Come le ha affrontate?

Le scelte difficili sono inevitabili, ma possono diventare momenti di crescita. La chiave è la trasparenza: spiegare il perché di una decisione e allinearla ai valori aziendali aiuta a mantenere la fiducia. Anche quando le soluzioni richiedono sacrifici temporanei, il dialogo costante permette di creare percorsi di sviluppo che valorizzano le persone pur rispettando gli obiettivi organizzativi. Ogni scelta è un’opportunità per rafforzare il senso di appartenenza, se gestita con coerenza.

Photo: Pixabay / Geralt

Essendo stato responsabile “People & Culture”, ha visto da vicino i cambiamenti rapidi del mondo del lavoro. Come pensa che il ruolo dell’HR si stia trasformando e quali competenze saranno essenziali nel futuro prossimo?

L’HR è diventato sempre più strategico, con un focus crescente su data analysis e capacità predittive. Sedere ai tavoli decisionali richiede una visione globale: conoscere persone, processi, settori e il contesto più ampio. La padronanza delle tecnologie e la sensibilità verso il benessere psicologico saranno cruciali, ma al centro restano la curiosità, l’empatia e il pensiero critico. Queste qualità permettono di navigare il cambiamento con equilibrio e visione.

Qual è la cosa più “controintuitiva” che ha imparato durante la sua carriera nell’ambito delle risorse umane, qualcosa che sembrava andare contro ogni logica ma si è rivelato incredibilmente efficace?

Concedere libertà e fiducia spesso porta a maggiore disciplina. È controintuitivo pensare che meno controllo possa generare risultati migliori, ma ho scoperto che l’autonomia, unita a obiettivi chiari, favorisce engagement e produttività. Le persone rispondono meglio quando sentono di avere il controllo sul proprio lavoro. Questo approccio ha dimostrato risultati straordinari, trasformando la flessibilità in uno strumento di coesione e successo.

 

Sara Tamburini

Ti potrebbe piacere

Lascia un commento