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Obiettivo Remain: una soluzione per lavoro, aziende e territori

di Valentina Tafuri
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Un approccio centrato sul capitale umano anziché sulle risorse umane, puntando a creare un ambiente di lavoro che valorizzi le persone e promuova il loro coinvolgimento nell’azienda. Ecco il focus di Obiettivo Remain.

 

«Ideare Obiettivo Remain non è stato un atto di eroismo, bensì di altruismo», sorride Massimo Di Filippo, presidente del consiglio di amministrazione (CdA) dell’organizzazione no profit Obiettivo Remain. Laurea in Economia, un passato nelle risorse umane e poi nel marketing, docente della cattedra di competenze manageriali e leadership presso l’Università di Salerno, Di Filippo ha deciso che, sulla soglia dei 60 anni, era arrivato il momento fare qualcosa di utile per gli altri.

Come è nata Obiettivo Remain?

MassimoDiFilippo

L’idea mi è venuta una domenica pomeriggio, e sottolineo che è nata prima del Covid19 e della conseguente diffusione dello smart working. Alla stazione di Salerno vedevo tante ragazze e ragazzi partire verso il Nord, per studio o per lavoro. Riflettere su questo movimento migratorio mi ha fatto pensare a una soluzione che potesse essere utile sia per i lavoratori, che per le aziende, che per il territorio. L’idea, cioè, che tutti i lavori che possono essere svolti da remoto potessero trovare un luogo dove creare comunità lavorative capaci di attivare esperienze di crescita e formazione. Ne parlai con Tommaso Nannicini, uno dei massimi esperti nazionali del mondo del lavoro, e ne fu subito entusiasta. Oggi Nannicini è il nostro coordinatore scientifico. Insieme portammo la questione in AssoLavoro. Obiettivo Remain, promossa dall’associazione politica “Volare”, ebbe subito il supporto del Direttore Generale di Assolavoro. E poi trovò accoglienza a Salerno grazie alla Fondazione della Comunità Salernitana. Poi è scoppiata la pandemia, e nonostante lo sviluppo dello smart working, il Covid è stato un ostacolo anche per noi. Dal 2021 poi sono iniziate le nostre attività.

Entrando più nel dettaglio, cosa fa Obiettivo Remain?

Cerchiamo di far incontrare domanda e offerta di lavoro dando una chance in più alle persone, alle aziende, alle aree interne e meno sviluppate del Paese. Alle persone, perché attraverso il lavoro da remoto consentiamo di trovare un’occupazione senza doversi spostare in altre zone d’Italia. Un vantaggio doppio, se pensiamo che le persone possono così lavorare nel luogo dei loro affetti e valorizzare il proprio stipendio doppiamente, visto che non dovranno sostenere spese di alloggio e/o viaggio. Alle aziende, perché attraverso il remote working hanno la possibilità di avere un ventaglio più ampio di candidati, e di trovare capitale umano di valore usufruendo anche di una serie di vantaggi ed agevolazioni contributive. Al territorio perché i nostri Rebox, ossia i centri di lavoro remoto che mettiamo a disposizione di aziende e lavoratori, vengono realizzati in locali di enti e Comuni, che così consentono ai propri cittadini di rimanere a lavorare vicino a casa, evitando lo spopolamento che affligge tante aree interne e creando, anzi, economia. Il nostro progetto non poteva, quindi, non essere no profit e per la sua validità ha ricevuto il sostegno di Intesa Sanpaolo e di aziende lungimiranti, che hanno aderito al nostro crowdfunding, come Nexsoft, oltre che l’apprezzamento del Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro.

Si parla spesso di South working, ma il vostro progetto riguarda anche le aree interne del Centro nord, e sembra più un progetto di caratura nazionale, non solo per il Sud. 

 L’associazione che ha fatto è corretta, perché questo non è un progetto solo per il Sud, anzi, il Boston Consulting Group ha stimato che mismatch tra domanda e offerta di lavoro in Italia costa il 10% del PIL, pesando ancor di più proprio sulle aziende del Settentrione e di dimensioni più grandi. Mentre queste ultime però sono strutturate per fare scelte diverse, noi ci rivolgiamo anche al piccolo imprenditore del paesino del Nord, oltre che del Sud, cercando di superare anche una certa diffidenza per questa novità, in favore di una soluzione di remote working.

Come viene affrontato il tema della formazione nell’ambito del vostro progetto?

 Per scelta non facciamo formazione a pagamento per le persone in cerca di lavoro o che devono entrare in azienda, ma nelle nostre comunità lavorative sono sempre presenti dei coach che si prendono cura delle persone, attraverso un affiancamento e un supporto continuo. Inoltre crediamo molto nel concetto di learning system. Creiamo un ambiente di lavoro, un ufficio a tutti gli effetti, per i remote workers, che si recano presso i nostri centri proprio come se si recassero in azienda, ma in questo contesto hanno la possibilità di confrontarsi con altri lavoratori di altre aziende con esperienze e professionalità diverse, che diventano un arricchimento reciproco. Diversamente da quello che talvolta succede in azienda, dove il collega è visto come un competitor, nelle nostre comunità lavorative ci si può aiutare e si crea un ciclo virtuoso che continua e viene promosso, anche al di fuori dell’orario lavorativo e che coinvolge anche le soft skills. Poi possiamo offrire anche formazione di tipo verticale, per profili che le aziende faticano a trovare.

Sistema lavoro al Sud -41

Lei ha parlato di capitale umano: il vostro è dunque un approccio completamente diverso rispetto al passato?

Ci siamo resi conto che quello che spesso spinge a cambiare lavoro è la poca attenzione che c’è nei confronti delle persone, la mancanza di prospettive di crescita, specie in aziende famigliari ferme su stesse e su certi ruoli. Ma il mondo è molto cambiato. Le nuove generazioni cercano sempre più il worklife balance, e quindi il capitale umano va coltivato. Questo approccio parte dalla giusta scelta dei termini. È più corretto parlare di capitale umano, perché è qualcosa che si valorizza e che si può far fruttare, a differenza del termine risorse umane. Le risorse riportano a qualcosa da usare fino a esaurimento. Quello a cui miriamo è anche creare, anche attraverso attività formative, un clima organizzativo in cui le persone vadano a lavorare seriamente e riescano, perciò, a sentirsi ingaggiate con l’azienda a cui appartengono.

Il vostro progetto più ambizioso?

Un progetto a Monteverde, in Alta Irpinia, nel paese che ha vinto un premio come luogo più accessibile d’Europa, dotato di 5 Km di piste per non-vedenti realizzate attraverso strumenti tecnologici, e dove il Comune ci ha concesso un ex-asilo come sede di una delle nostre comunità. Rappresenta il prototipo più complicato perché unisce i fattori: Sud, area interna e disabilità.

 

Valentina Tafuri

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