Il numero di aziende americane che ha ammesso di aver “rivisitato”, se non completamente abbandonato, alcune politiche di Diversity, Equity & inclusion – conosciute anche come politiche DEI – continua a crescere. Si tratta di una tendenza che coinvolge numerosi brand globali, che sembrano voler fare marcia indietro su iniziative accusate di penalizzare il talento e alterare l’identità aziendale. In tutto questo, si intrecciano anche dinamiche politiche e una crescente polarizzazione su un tema di interesse pubblico.
Tra le aziende che hanno recentemente deciso di abbandonare i programmi DEI, ci sono colossi americani come Ford, McDonald’s e Walmart, mentre Amazon ha annunciato una riduzione degli investimenti in questa area. Si tratta di imprese che in passato avevano sostenuto pubblicamente temi legati ai movimenti lgbtqia+ o a Black Lives Matter. In effetti, storicamente, sono proprio le aziende americane ad aver lanciato le politiche DEI. Negli Stati Uniti, per esempio, è stato creato il Corporate Equality Index (Cei), un sistema di valutazione per certificare le aziende più inclusive verso la comunità lgbtqia+. Questo indice è stato sviluppato dall’associazione statunitense Human Rights Campaign, organizzazione che difende i diritti delle persone lgbtqia+.

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Il primo passo compiuto da molti di questi brand è stato abbandonare l’indice, in cui tra l’altro avevano ottenuto risultati notevoli. Un esempio è Ford, che in passato era una delle 600 aziende americane ad aver ottenuto un ottimo punteggio in classifica, a testimonianza di un impegno significativo verso politiche che hanno prodotto risultati positivi. Sebbene non lo abbia annunciato pubblicamente, la notizia è emersa a seguito alla diffusione di una comunicazione interna dell’Amministratore Delegato Jim Farley, in cui sottolineava la necessità di concentrare gli “sforzi e le risorse sul supporto ai nostri clienti, al nostro team e alle nostre comunità, piuttosto che impegnarsi in discussioni pubbliche su temi quotidiani e polarizzanti”. Nella stessa lettera, Farley ha anche ribadito che l’azienda non avrebbe assunto né premiato sulla base di quote legate alla diversity.
Anche Harley Davidson si inserisce in questo filone. Il 19 agosto 2024, il marchio di motociclette ha comunicato tramite un tweet di non avere più programmi DEI da aprile 2024, di non adottare alcun tipo di quota nelle assunzioni e di non seguire criteri di diversity. Inoltre, ha annunciato che non avrebbe più partecipato più alla classifica stilata dalla Human Rights Campaign.
L’influenza della politica statunitense
Questo scenario potrebbe essere connesso, oggi ancor più, alle recenti elezioni americane. Meta ha posto fine ai suoi programmi DEI, insieme ad Amazon, a pochi giorni dall’inaugurazione del secondo mandato non consecutivo di Donald Trump. In effetti, la cultura “woke” sembra non essere più apprezzata nel Paese. Lo confermano, per esempio, alcuni atteggiamenti di Elon Musk, CEO di Tesla e di altre imprese, che da tempo critica i programmi DEI attraverso il suo account X.

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Inoltre, come riportato da LifeGate, secondo i dati raccolti dal sito Axios, già prima delle ultime elezioni statunitensi si era notato un cambiamento di direzione: l’acronimo “DEI” era scomparso dalle presentazioni finanziarie delle aziende. Negli ultimi anni, i critici dei programmi DEI – e in generale i circoli vicini alla destra trumpiana – hanno usato il termine “virtue signaling” per criticare chi sfrutta temi progressisti a fini di posizionamento o per ottenere vantaggi economici. Pare che i dietrofront pubblici delle grandi aziende che hanno abbandonato le campagne DEI sembrano un tipo di “virtue signaling” al contrario, con l’intento di attrarre l’attenzione del Presidente eletto e del suo entourage (del resto, una delle ultime decisioni di Trump da Presidente del primo mandato fu proprio una messa al bando della formazione per ridurre le discriminazioni razziali a livello governativo, poi annullata da Joe Biden una volta arrivato alla Casa Bianca).
In questo contesto, invece, Apple sta affrontando delle pressioni cercando di resistere. Recentemente ha respinto la richiesta del think tank nazionalista National Center for Public Policy Research di eliminare i programmi DEI. In risposta a queste sollecitazioni esterne, il consiglio di amministrazione di Apple ha definito tali richieste come un tentativo “inappropriato” di “microgestire” l’azienda e le sue politiche interne, sottolineando che il successo della società dipende anche dalle pratiche di inclusione adottate. Questo atteggiamento potrebbe favorire una posizione più autentica e coerente con i principi aziendali.
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