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Rita Querzè: «Per le donne la libertà di lavorare ancora non esiste»

di Annarita Cacciamani
Da sempre attenta ai temi del lavoro femminile, la giornalista del Corriere della Sera è chiara: «Serve una rivoluzione culturale per un cambiamento vero nella nostra società».

 

In trent’anni non è migliorato niente o quasi. Le donne, nel mondo del lavoro, hanno ancora troppo poco spazio e rare prospettive di carriera, a meno che non rinuncino alla famiglia. E allora cosa fare? Da dove partire per stimolare un cambiamento? Domande fondamentali per un’Italia che ha bisogno da un lato di invertire la tendenza demografica e dall’altro di assicurarsi una crescita stabile, che trovano ampia trattazione in “Donne e lavoro. Rivoluzione in sei mosse”, il libro di Rita Querzè, giornalista del Corriere della Sera, uscito recentemente per Post Editori.

Da sempre interessata ai temi legati all’occupazione, l’evoluzione del sistema produttivo, le relazioni industriali e le dinamiche della rappresentanza, nel libro Querzè riflette su come oggi, sostanzialmente, la libertà di lavorare per una donna non esista. «Quando ho iniziato a lavorare, pensavo di essere nella generazione in cui le donne avrebbero potuto raggiungere la parità nel mondo del lavoro. Non è stato così e non lo sarà nemmeno per le nostre figlie e, se non si cambiano le cose, neppure le nostre nipoti vedranno la parità. Bisogna intervenire e per farlo serve prima di tutto prendere coscienza del problema e trasformarlo in una priorità dell’intero Paese, non di una parte politica», spiega.

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Le difficoltà nel fare carriera

Per l’autrice il sistema fa pensare alle donne di avere la libertà di lavorare ma alla fine le porta fuori dal mondo del lavoro, facendo credere sia una loro scelta. «I conti sono presto fatti: se rapportiamo i costi dei servizi per le famiglie e per i bambini allo stipendio medio in Italia emerge che a livello economico a una donna conviene più non lavorare che lavorare», evidenzia.

Querzè elenca anche alcuni dati. In Italia il 50% delle donne è disoccupato, la maternità rappresenta ancora un intralcio e il lavoro di cura gratuito, abitualmente, sono le mogli, le madri, le figlie a sobbarcarselo (nel 70% di casi). A questo si aggiunge il divario di salario tra uomini e donne – che nel 2024 arriva al 16,5% – e l’accentuata difficoltà nel fare carriera in un’età in cui le imprese tendono a vedere le giovani donne come soggetti ‘in bilico’ su cui è meglio non puntare, perché potrebbero presto fare figli.

Spostare l’attenzione su chi ha uno stipendio medio

Nel dettaglio, l’autrice racconta storie di donne toccate direttamente da queste questioni e non si limita a descrivere le misure oggi in campo, ma indica anche le possibili strade da percorrere per accelerare il cambiamento attraverso riforme dall’alto e cambio di mentalità dal basso. Ogni capitolo del libro, infatti, mette in luce un problema per proporre, contemporaneamente, una possibile via da percorrere per affrontarlo. Il tutto rivolgendosi sia agli uomini quanto alle donne, perché solo insieme sarà possibile costruire nuovi e più sani equilibri.

«Serve acquisire consapevolezza del problema per potere dare alle donne la libertà di lavorare. Bisogna creare i servizi, a partire dai nidi, per fare in modo che le madri possano davvero essere libere di lavorare», sottolinea l’autrice. Il suo pensiero è che finora si è fatto molto per permettere alle donne di arrivare ai vertici: ora bisogna spostare l’attenzione su chi ha uno stipendio medio per dare i servizi a un costo accessibile. «È una questione di equità e di giustizia, che è una priorità solo a parole ma deve diventarlo nei fatti», conclude Querzè.

Annarita Cacciamani

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