Home » La riqualificazione professionale oggi, tra orientamento e approccio umanistico

La riqualificazione professionale oggi, tra orientamento e approccio umanistico

di Veronica Rossetti
COVER-BRONZI

Per la consulente d’orientamento professionale Rovena Bronzi, i percorsi di riqualificazione lavorativa possano trasformarsi in spazi di ascolto, supporto e crescita, soprattutto per chi è più fragile. Dai tirocini all’inclusione sociale, ci racconta un approccio integrato che unisce competenze tecniche e coaching umanistico.

 

In un mercato del lavoro in continua trasformazione, dove l’automazione e l’intelligenza artificiale (AI) mettono in discussione competenze e percorsi tradizionali, la figura dell’orientatrice professionale e job coach assume un ruolo cruciale. Accompagnare le persone in fase di cambiamento, specialmente quelle più vulnerabili, significa costruire ponti tra desideri, possibilità e realtà del territorio. Rovena Bronzi ci ha raccontato la sua esperienza sul campo, tra orientamento professionale, coaching umanistico e politiche attive del lavoro.

INETRNA_BRONZI

Rovena Bronzi

Qual è la sua esperienza lavorativa?

Sono job coach e consulente d’orientamento professionale con un titolo di assistente del personale in Svizzera e una Laurea in Psicologia del Lavoro. Mi occupo di orientamento professionale (attraverso colloqui, bilanci di competenze e altri strumenti creativi derivanti dal coaching umanistico), formazione, supporto alla ricerca lavoro e al cambiamento professionale, reinserimento lavorativo. A seguito di un cambio di rotta (lavoravo in Svizzera come frontaliera e mi occupavo di amministrazione del personale e segretariato) e per far fronte a un deciso cambiamento professionale, ho aperto la partita IVA e ho cominciato a prendere parte via via a sempre nuovi progetti, che mi hanno permesso di acquisire nel tempo nuove competenze nell’ambito del sociale (soprattutto con persone fragili, svantaggiate, con disabilità), delle Politiche Attive del Lavoro (PAL) e in percorsi finanziati dal fondo Forma.Temp nell’ambito della somministrazione di personale. Occasionalmente svolgo anche consulenze private.

Come avviene un percorso di riqualificazione professionale?

In generale, l’orientatrice professionale e la job coach sono quelle figure che guidano, supportano, facilitano, accompagnano e formano in percorsi di cambiamento, re-inserimento e riqualificazione professionale. Le modalità con cui si svolgono i singoli percorsi dipendono sia dalla formazione ed esperienza di chi li conduce che dall’ambito (PAL, ambito privato e ambito sociale) in cui la persona o le persone sono inserite. Questi 3 ambiti hanno in comune l’erogazione di ore di orientamento professionale, di accompagnamento al lavoro, di revisione del curriculum, di preparazione ai colloqui.  L’ambito delle PAL puo’ inoltre prevedere anche l’attivazione di percorsi di formazione e tirocini riqualificanti, così come l’ambito del sociale.

interna1_Bronzi

Photo: Pexels / Jonathan Borba

Quali sono le differenze?

L’ambito delle Politiche Attive, per esempio, essendo finanziato e quindi gratuito per l’utente finale e risultando fortemente disciplinato da Leggi e regolamenti, risulta in genere molto strutturato per numero di incontri, temi da affrontare, obiettivi da raggiungere e presenta tutta una serie di linee guida a cui sia l’operatore, sia l’ente che li eroga, sia l’utente stesso sono vincolati. 

Nell’ambito privato, al contrario, è il/la cliente che in genere paga il percorso (eccetto per esempio percorsi finanziati dalle aziende per i propri collaboratori) e quindi non ci sono linee guida così specifiche da rispettare nella progettazione e nella conduzione dei singoli percorsi, se non quelle date dall’etica professionale, dalle normative vigenti e dalla persona stessa.

Infine c’è l’ambito sociale, per esempio finanziato e gestito dai Comuni. Al di là di vincoli quali quelli legati al budget di chi promuove il percorso o normative vigenti in materia di tirocini, le modalità di svolgimento dei percorsi sono in genere libere e lasciate in gestione al Servizio specialistico, il cui intervento spesso prevede anche una componente di tipo educativo, oltre che quella più strettamente legata al reinserimento lavorativo. Sono infatti principalmente percorsi rivolti a persone che, per storia personale, familiare o professionale risultano in carico ai Servizi Sociali o ad altri enti territoriali quali il SERT (Servizio dipendenze), l’UEPE (Ufficio per l’esecuzione penale esterna), l’Area Fragilità e il CPS (assistenza psichiatrica). Il valore aggiunto di queste attività è certamente la rete che si crea tra i vari servizi del territorio.

In che modo il coaching si integra nei percorsi di orientamento professionale?

Durante il mio percorso formativo, ho frequentato sia corsi di orientamento professionale e  consulenza di carriera, sia di coaching (nello specifico, un Master in coaching umanistico) e spesso mi sono chiesta quali fossero i confini tra un ruolo e l’altro, all’interno dei percorsi di reinserimento lavorativo. Oggi giorno, grazie all’esperienza sul campo (che poi è stata quella che mi ha aiutato a fare chiarezza) mi sono resa conto che, almeno nell’ambito delle PAL e del sociale, a nessuno importa se in quel momento sei/stai facendo il job coach o sei/stai facendo l’orientatore/orientatrice. Quello che interessa, è che l’utente finale ha un problema e necessita di essere aiutato ad affrontarlo, oltre che di essere supportato nelle difficoltà che, di volta in volta, si presentano.

Per cui diventa un percorso integrato, in cui a seconda di chi si ha davanti, oltre a colloqui (caratterizzati da restituzioni, domande aperte, feedback, capacità di accoglienza), è possibile utilizzare strumenti più mirati come il bilancio di competenze o altri strumenti anche più creativi come la tecnica SWOT, l’Ikigai, la “tecnica dei 5 cappelli” o dover ricorrere alla creazione ad hoc di schede più semplici, create per un’utenza più fragile e svantaggiata.

interna2-bronzi

Photo: Unsplash / Resume Genius

Dal coaching umanistico derivano concetti come creatività (anche nella scelta di strumenti), allenamento e identificazione di potenzialità, autorealizzazione, ovvero ricerca di armonia ed equilibrio tra le 3 Sfere più importanti della vita di ciascuno (la sfera della cura di sé, quella delle relazioni e quella del lavoro), concetto questo di cui tenere conto sia nella definizione di un piano d’azione nella ricerca di un nuovo lavoro sia una volta che il nuovo lavoro è stato trovato.

Vista la sua esperienza in tirocini di inclusione sociale ed extracurriculari, può spiegare come si progettano?

Sono dell’idea che, laddove sia ritenuto utile o necessario ai fini del percorso di riqualifica o di accompagnamento, i tirocini rappresentino un’opportunità molto importante o addirittura fondamentale, per permettere a un utente fragile o lontano magari anni dal mercato del lavoro di potersi sperimentare, riqualificare, formare, oltre che per poter allenare le proprie skills in un ambiente protetto, essere osservato e inserito in un’azienda in modo graduale. Per ulteriori approfondimenti, rimando alle linee guida regionali in materia di tirocini. 

Come possono aziende e reparti HR progettare programmi formativi inclusivi e facilitare il ricollocamento?

La mia esperienza è che nonostante si parli molto di inclusione, ancora oggi è difficile riuscire nell’obiettivo di far assumere persone rientranti nelle categorie fragili o svantaggiate, a volte anche solo riuscire ad attivare dei tirocini di inclusione sociale. È quindi necessaria un’apertura maggiore verso questi progetti inclusivi e una maggiore collaborazione con i Servizi di inserimento lavorativo.

Un primo passo può essere quello di avere come obiettivo il superamento  di quell’idea radicata di “buonismo di fondo”, quando quello che non si dovrebbe mai dimenticare è che l’assunzione di persone disoccupate, disabili, fragili, svantaggiate, Over55, o anche solo l’attivazione di tirocini di inclusione sociale, può giovare a tutti, sia in termini economici (obblighi previsti dalla Legge 68/99 circa le scoperture e i conseguenti incentivi economici), sia a livello umano (pari opportunità, riscatto, autostima) sia infine a livello sociale (riduzione dei costi sociali e di politiche di assistenzialismo, integrazione nella società a cui tutti apparteniamo).

 

Veronica Rossetti

Photo cover: Unsplash / Resume Genius 

Ti potrebbe piacere

Lascia un commento