Negli ultimi anni, il reclutamento attraverso i social media è diventato una risorsa fondamentale per molte aziende alla ricerca di personale. Ed è possibile che un post su LinkedIn stabilisca il nostro futuro.
Più che limitarsi a valutare i candidati già in lista, il social screening consente alle aziende di esplorare un vasto panorama di potenziali collaboratori attraverso le loro attività online. Questo approccio aiuta a individuare talenti che potrebbero non essere visibili attraverso i canali tradizionali, riduce tempi e costi relativi al processo di selezione e consente di raggiungere candidati davvero in linea con i valori e gli obiettivi aziendali.
Social screening: che cos’è
I social media oggi consentono alle imprese di ottenere una visione più completa dei candidati e delle candidate, integrando le tradizionali informazioni presenti all’interno dei CV e delle lettere di presentazione. L’ampio utilizzo dei social da parte di chi si occupa di selezione del personale è ormai appurato e confermato anche da una recente indagine del gruppo Adecco: LinkedIn è il canale più utilizzato per la ricerca di candidati, scelto dal 96% dei recruiter. Tra questi, il 67% lo utilizza per raccogliere candidature, mentre il 60% lo sfrutta per cercare candidati passivi, ossia professionisti e professioniste che non sono attivamente alla ricerca di lavoro ma sono aperti a nuove opportunità lavorative.
Sempre secondo la stessa indagine, dopo aver ricevuto il curriculum, i recruiter esaminano la presenza online di chi si candida per verificare l’esperienza professionale (nel 65% dei casi) e per controllare i contenuti postati (47%). Uno dei principali vantaggi del social screening è proprio la possibilità di accedere a informazioni autentiche e rapide sulle competenze e gli interessi delle persone: può rivelare anche tratti della personalità come la capacità di comunicare efficacemente, la creatività e l’attitudine al problem solving.

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Inoltre, può aiutare a identificare comportamenti inappropriati o potenziali rischi per l’immagine aziendale come commenti offensivi o comportamenti non etici. Sempre secondo Adecco, infatti, il 51% di chi fa selezione ha espresso una percezione negativa dopo aver esaminato i profili social dei candidati. Un punto critico in questa valutazione è stata la presenza di foto inappropriatamente pubblicate. Inoltre, il 17% dei recruiter ha dato giudizi negativi nei confronti dei candidati a causa della pubblicazione di contenuti discriminatori, razzisti oppure a sfondo sessuale.
Identificazione dei migliori talenti per risparmiare tempo e costi
La capacità di monitorare attivamente le pubblicazioni, le condivisioni e le interazioni online consente di identificare professionisti che potrebbero non essere visibili attraverso i canali di reclutamento tradizionali.
Questo approccio consente alle aziende di ottimizzare il processo di selezione, riducendo il tempo e i costi associati alla ricerca e all’assunzione del personale. Le informazioni acquisite possono inoltre migliorare le profilazioni dei candidati idonei e permettere una configurazione più accurata dei filtri negli algoritmi utilizzati nel processo di selezione del personale.
Allo stesso tempo, l’uso del social screening pone anche delle sfide. C’è il rischio di violare la privacy dei candidati e di basarsi su informazioni non sempre rilevanti o contestualizzate correttamente. Inoltre, potrebbe introdurre bias, come la discriminazione basata su opinioni politiche, orientamenti sessuali o altri aspetti personali che non dovrebbero influenzare la selezione professionale.
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