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Urbnx, l’app che aiuta a lavorare da remoto, ma vicino a casa

di Annarita Cacciamani
COVER-URBNX_Giovanni Peracin e Alberto Nathanshon (1)
Intervista a Giovanni Peracin, fondatore dell’app che connette le persone con spazi di lavoro alternativi: «Il nostro obiettivo è informare le persone su dove lavorare e fare networking»

Una recente ricerca dell’Osservatorio del Politecnico di Milano sullo smart working conferma la crescita continua di questa modalità di lavoro. Nel 2023 i lavoratori da remoto in Italia si sono assestati a 3.585 milioni, in crescita sul 2022. Le previsioni per il 2024 stimano che gli smart worker in Italia saranno 3,65 milioni. Il lavoro da remoto apre nuovi scenari e temi da affrontare, tra cui quello di trovare un luogo di lavoro diverso dalla propria casa. Uno smart worker su 7 si è infatti trasferito fuori città durante o dopo la pandemia.

E Il 44% di chi lavora da remoto afferma di aver già lavorato occasionalmente da spazi diversi da casa propria. Ne deriva un effetto di rilancio per diverse aree del paese, iniziative di marketing territoriale e necessità di nuovi servizi e nuovi spazi in cui lavorare. Su queste basi è nata Urbnx, un’app che consente di prenotare spazi dove lavorare vicino a casa. A raccontarci il progetto è il fondatore Giovanni Peracin.

Giovanni, da dove arriva l’idea di Urbnx? Come funziona?

L’idea di Urbnx nasce ancora prima del Covid, più precisamente all’interno di una hall di un albergo londinese dove erano presenti dei social table che riunivano diverse persone e giovani lavoratori. Qui, mi ricordo di essermi chiesto in modo ironico come facessero questi giovani a trovare posto: «Verranno qui alle cinque del mattino?», pensavo. Da qui è nata l’idea di un’app che permettesse di prenotare questa tipologia spazi. Ma poi ho lasciato perdere… e dopo quasi un anno è arrivato il Covid.

Durante la pandemia ho provato l’esperienza dello smart working fatto da casa ed è stata un’esperienza veramente difficile e faticosa. Così ho deciso di riprendere in mano l’idea avuta nel 2019, pensando veramente se ci fossero degli spazi disponibili per gli smart worker, per lavorare fuori casa ma vicino ad essa. Così, insieme ad Alberto Nathansohn, abbiamo iniziato a strutturare quest’idea, fino a renderla una startup innovativa mettendo in piedi un progetto che ha l’obiettivo di trovare spazi di lavoro per gli smart workers – ma anche per i work travellers, le partite IVA, chi non ha l’ufficio, chi viaggia – che mantengono il bisogno di lavorare in spazi attrezzati e, ove possibile, relazionarsi con gli altri. Abbiamo costruito questa piattaforma digitale che consiste in un marketplace aperto a tutti gli spazi possibili e attraverso la quale le persone possono prenotare facilmente uno spazio: che sia una sedia semplice, una scrivania privata o addirittura delle meeting room.

Qual è l’esperienza dei vostri clienti con il lavoro da remoto?

Pensiamo che il remote working fatto da casa sia poco gratificante e anche potenzialmente negativo da un punto di vista relazionale. Crediamo che un’azienda che offre ai propri dipendenti la possibilità di lavorare fuori casa ma vicino a essa, in ambienti stimolanti, creativi, a contatto con altre persone, dia un’immagine di innovazione e di responsabilizzazione della persona, senza considerare il beneficio, garantito al dipendente, dal punto di vista psicologico e produttivo. Vogliamo infatti creare una community di persone che hanno un modo di lavorare molto moderno e innovativo. Il pensiero è «In qualsiasi posto mi trovi ho sempre il mio ufficio», dove fare anche networking. Quindi i benefici che un lavoratore può avere da Urbnx sono sostanzialmente avere una piattaforma amica che lo aiuta e lo supporta nella sua quotidianità lavorativa.

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Photo: Pexels / Jane Doan

I numeri dello smart working in Italia continuano a crescere. Quali sono le modalità migliori per gestirlo da parte di un’azienda?

 I numeri dello smart working in Italia continuano a crescere e la ricerca dell’Osservatorio del Politecnico di Milano l’ha confermato mostrando alla platea numeri importanti. Si parla di diversi milioni destinati ad aumentare sempre di più. Abbiamo visto che per fare smart working non basta risolvere il problema di trovare gli spazi adatti, ma è un vero e proprio cambio culturale, che richiede sviluppi e innovazione tecnologica da parte dell’azienda, in particolare prevede un cambiamento nella gestione delle risorse che tocca la sfera delle Human Resources. Noi siamo un piccolo pezzettino all’interno di questo cambiamento: diamo l’opportunità alle aziende di avere uno strumento che permette alle persone di trovarsi, veramente e concretamente bene, a lavorare fuori casa in spazi assolutamente ben adibiti.

Lo smart working consente di lavorare anche per aziende estere. A parità di condizioni di lavoro, diversi professionisti stanno scegliendo di lavorare per società estere per via dello stipendio migliore. Come possono le aziende italiane fronteggiare questo problema?

Sicuramente questa nuova formula di lavoro da remoto dà la possibilità a tantissime aziende di avere talenti in diverse parti del mondo, permettendo di lavorare per la propria azienda senza per forza la necessità di spostarsi. Questo è un risvolto dell’apertura del mercato del lavoro, la rimozione delle barriere geografiche, ma la cosa importante è che le aziende italiane, in questo modo, possono creare nuove strategie per mantenere e per trovare nuovi i talenti, permettendo a questi di costruirsi la loro metodologia di lavoro, in smart, come viene già da tempo offerto dalle aziende internazionali.

 

Annarita Cacciamani

Photo cover: Giovanni Peracin e Alberto Nathanshon di URBNX

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